Liberalizzare sì, ma anche gli oligopoli

L’attenzione dell’opinione pubblica è stata indirizzata dal governo sugli interventi di liberalizzazione che riguardano alcune categorie tutto sommato “minori”, tassisti, farmacisti, benzinai, mentre gli accenni di Antonio Catricalà per interventi su banche e assicurazioni non hanno suscitato un grande interesse nel pubblico. Non ha molto senso contrapporre alcune liberalizzazioni ad altre, è invece ragionevole agire per aprire il mercato in tutti i settori in cui è possibile, ma naturalmente esiste una questione di rapporti dimensionali.
19 AGO 20
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L’attenzione dell’opinione pubblica è stata indirizzata dal governo sugli interventi di liberalizzazione che riguardano alcune categorie tutto sommato “minori”, tassisti, farmacisti, benzinai, mentre gli accenni di Antonio Catricalà per interventi su banche e assicurazioni non hanno suscitato un grande interesse nel pubblico. Non ha molto senso contrapporre alcune liberalizzazioni ad altre, è invece ragionevole agire per aprire il mercato in tutti i settori in cui è possibile, ma naturalmente esiste una questione di rapporti dimensionali. La mancata concorrenza nel credito – figlia dell’oligopolio bancario garantito dalle fondazioni che ha seguito la privatizzazione parziale – ha avuto e ha effetti assai pesanti sull’accesso al credito da parte di imprese e famiglie, per non parlare dei costi esorbitanti delle operazioni bancarie e della difficoltà a spostare i conti da una all’altra. L’intreccio tra banche e assicurazioni, particolarmente diffuso in Italia, rende opaco quel mercato, mentre per l’assicurazione obbligatoria sugli automezzi l’Italia detiene un record di prezzi che si giustifica solo con l’esistenza più o meno camuffata di un cartello.

Intervenire su queste storture non è semplice, ma avrebbe effetti sui prezzi, sulla concorrenza e sulla promozione dello sviluppo ovviamente assai più consistenti di quel che può derivare dalla distribuzione di qualche migliaio di licenze nuove di taxi o dall’apertura di nuove farmacie o stazioni di servizio. Si vedrà che cosa intende fare l’esecutivo, che però dovrebbe essere sollecitato con più vigore a intervenire con decisione in questo campo, anche per allontanare il sospetto che “il governo dei banchieri” abbia un occhio di riguardo a vantaggio della “categoria” di provenienza. Non guardare in faccia a nessuno, come si dice, è facile nei confronti di settori che possono protestare in modo rumoroso ma non detengono un grande potere di relazione. Le banche e le assicurazioni italiane, invece, si sono dedicate con grande intensità alla penetrazione nel settore editoriale, le fondazioni attraverso l’esercizio delle attività di beneficenza si sono costruite una colossale rete di “clientele”, seppure perfettamente legali. Non per niente nessun governo è riuscito in passato a intaccare l’oligopolio bancario e le rendite di posizione assicurative. La situazione eccezionale dovrebbe fornire le condizioni per farlo.